“Questo sentimento popolare/ nasce da meccaniche divine”, cantava il grande Battiato. Ed è così! L’Amore è insieme qualcosa di quotidiano e di celeste: a volte mitizzato, a volte banalizzato, sempre desiderato… Spesso trattato come qualcosa da raggiungere fuori di noi quando, forse, è piuttosto la materia di cui siamo fatti.
Nessuno – e nessuna! – può dirsi completamente immune dai luoghi comuni: anche chi guarda ai sentimenti con consapevolezza e maturità, anche chi ha fatto scelte coraggiose per rimanere in coppia o per non farlo, anche chi ha lavorato su di sé con onestà, fatica a liberarsi di una serie di stereotipi sull’Amore. Nell’ottica del coaching umanistico (che, come sempre, guarda ai nostri atteggiamenti non per giudicarli o condannarli, ma per offrirci preziosi strumenti di evoluzione) molte delle idee che abbiamo in testa sull’amore sono paradigmi poco funzionali: filtri che rischiano di tenerci ancorati a un desiderio inappagabile perché non davvero “nostro”, non davvero personale, non davvero scaturito dal nostro unico e irripetibile percorso interiore.
Anzitutto, può darsi che, di fronte alla parola “Amore”, il nostro pensiero vada automaticamente alla dimensione di coppia, o tutt’al più all’idea dei figli… In questo modo, però, coloro che in questa fase della propria vita non trovassero soddisfazione in questi ambiti pur così importanti, potrebbero sentirsi esclusi dall’Amore. Il che, ovviamente, è falso.
Al contrario, chi ha già fatto un lavoro su di sé ed è consapevole dei molti limiti da superare, potrebbe pensare: “Solo quando starò davvero bene con me stesso troverò la persona giusta”, condannandosi implicitamente all’idea di dover essere “perfetto” per meritare Amore, sempre che “la persona giusta per me” esista davvero e mi corrisponda come dico io!
Sono molte le lenti, qualche volta deformanti, con cui guardiamo a questo immenso sentimento: “l’Amore è cieco”, diciamo per esempio, intendendo di solito che ci mette le fette di salame sugli occhi, che a un certo punto per forza arriva il disincanto, che all’inizio è tutto bello ma poi…
Secondo la mia visione e il mio metodo di lavoro, tutti questi paradigmi possono essere messi in discussione: approfonditi, sottoposti a verifica, se necessario stravolti, al fine di trovare davvero una strada verso l’autorealizzazione e la felicità autentica.
Allora tentiamo, innanzitutto, una definizione. Naturalmente questa descrizione non pretende di essere esaustiva! Che cosa sia l’Amore è la Domanda per eccellenza, su cui si sono cimentati teologi e poeti, illuministi e romantici di tutti i tempi… non si aspira certo qui di chiudere la questione: ma è importante fissare un significato condiviso perché il discorso sia davvero comprensibile.
Luca Stanchieri, maestro e padre del coaching umanistico, scrive per esempio così: “L’amore è il sentimento che esprime il Vero Sé e lo trascende verso l’altro, nella ricerca e nel tentativo di realizzare una comune felicità”.
È una definizione ricca. Anzitutto, il primo aspetto evidenziato non riguarda il legame con qualcun altro, ma la libera e compiuta espressione di sé. Il punto di partenza, infatti, è il sentimento primario dell’Amore per la Vita, da cui deriva l’amore per noi stessi, che di quella medesima vita facciamo parte. L’amore per la vita è un sentimento innato, naturale, che fin dai primi momenti si concretizza nel rapporto con la madre o con chi si prende cura di noi: se quel primo legame riesce a essere nutriente, rassicurante e caldo, costituirà il primo tassello per un sano amor proprio. La radice dell’Amore, infatti, consiste nel saper vedere anzitutto noi stessi come un dono. Se ricevo un bellissimo mazzo di fiori, non lo butto, non lo nascondo e non lo lascio appassire, ma lo metto in un vaso prezioso, in un ambiente luminoso, in un posto che lo valorizzi. Lo curo e lo mantengo, affinché sparga bellezza, colore e profumo il più a lungo possibile. È esattamente ciò che siamo chiamati a fare di noi stessi: valorizzarci ed esprimerci, diffondere bellezza e profumo, non per vanità, ma per gioia e gratitudine. È questo il punto di partenza della nostra capacità di amare.
La definizione continua poi con un verbo assai interessante: trascendere. L’Amore vero porta all’autosuperamento: ci fa venire voglia di andare oltre i nostri limiti, le nostre zavorre, oltre noi stessi, ci sublima in qualcosa d’altro e di più, ci migliora, ci fa dar frutto. Questo è un modo quasi infallibile per riconoscerlo: c’è Amore ogni volta che mi viene voglia di dare il meglio di me, di crescere, di imparare. L’Amore fa sbocciare e, più che appagare tutti i nostri desideri, ne suscita: in una sete di vita che è un Bene di per sé.
In questo senso, l’Amore non chiede niente, nemmeno reciprocità. Ci può essere Amore vero anche se io sto amando, senza ricevere niente in cambio.
Ma, nella nostra vita di esseri umani, l’Amore si sperimenta per lo più nella relazione: e le relazioni, sì, hanno bisogno di reciprocità: è perciò fondamentale, per parlare di Amore, che sia in gioco la mia libertà e quella dell’altra persona. Senza possesso, senza dipendenza, senza bisogno di cambiare se stessi o l’altra persona, eppure disponibili a lasciarsi cambiare entrambi, dall’esperienza stessa dell’Amore.
Come accennavo prima, la frase apparentemente matura “prima devo imparare a stare bene da solo, a stare bene da sola” può nascondere una trappola. Se infatti è vero che il punto di partenza è avere rispetto, consapevolezza e amore per sé, è anche vero che non si può aspettare di essere “pronti” per amare: amare non è la meta, è il viaggio. Non si parla necessariamente di una relazione di coppia, naturalmente: si può trattare di quella meravigliosa forma di amore che è l’amicizia; dell’amore per l’apprendimento, per il proprio lavoro, per un progetto o per un’impresa. Ognuna di queste realtà implica di stare in relazione con gli altri: ed è con gli altri, scegliendoci liberamente e reciprocamente, che impariamo e cresciamo.
Infine, la nostra definizione parla di “felicità”.
“L’amore in tutte le sue forme – chiarisce Stanchieri – ha un legame inscindibile con la ricerca del bene e della felicità, e la felicità relazionale è collegata ai nostri sentimenti d’amore per le persone. Le potenzialità vanno allenate nella costruzione delle relazioni d’amore. L’amore è la principale fonte di conoscenza, di scambio, di condivisione con l’altro da me. È come se le nostre risorse psicologiche, fisiche, materiali si moltiplicassero: si va oltre il sé e, quando ci si ritrova, si ha la sensazione di essere più ricchi”.
Ecco in che senso il coaching umanistico parla di Amore come virtù, all’interno della quale si possono individuare e far crescere alcune delle nostre potenzialità più importanti. È un viaggio profondo e pieno di valore, faticoso, autentico e meraviglioso, che non ha a che fare con l’essere single oppure in coppia, avere figli o non averne. Love, actually, is everywhere, come diceva un famoso film: l’amore è dappertutto, perché è un modo di stare nelle cose. È uno stile di vita. Quindi sta a noi: ovunque ci troviamo.